allieva del corso A del corso di Design Industriale della prof. Cecilia Polidori



Visualizzazione post con etichetta Gli Stili. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gli Stili. Mostra tutti i post

lunedì 14 maggio 2012

IL FASCINO LEGGIADRO DELL’ART NOUVEAU


Fra Ottocento e Novecento si sviluppa un movimento che porta la bellezza nel nascente culto della modernità. Anche e soprattutto nella grafica.

L’Europa di fine Ottocento è quella della Bella Èpoque, brillante e spensierata, ma anche caratterizzata da un’assoluta fiducia nel progresso. L’industrializzazione suscita una nuova attenzione verso la produzione artigianale, più pregiata e duratura di quella in serie, dando il via a una tendenza estetica che si esprime attraverso l’architettura, l’arredamento, la letteratura e la pittura, fino alle arti decorative, alla grafica e alla pubblicità.
Il nome Art Nouveau – forse il più noto fra quelli con cui questo movimento è passato alla storia – si deve al negozio parigino di Samuel Bing, dove sotto l’insegna di “L’Art Nouveau Bing” dal 1895 confluirono oggetti, tessuti, mobili e quant’altro esprimeva la novità e l’unicità del valore estetico. A portare al grande pubblico questo stile caratterizzato da forme sinuose, con ornamenti prevalentemente vegetali o floreali furono le grandi esposizioni universali, a Parigi nel 1900 e a Torino nel 1902. Nell’Art Nouveau l’oriente e l’esotico si fondevano con lata dizione occidentale e le teorie dell’Arts & Crafts, basate sulla qualità artistica del lavoro artigiano, ispirando oggetti e illustrando riviste, stampati e manifesti dove l’idea del bello incontrava la modernità.

Miniera Zollern II
Inaugurata nel 1898 a Dortmund (Germania), presenta nell’elegante architettura le forme tipiche dell’Art Nouveau.

Le divine di Mucha
La signora delle Camelie
Uno dei manifesti teatrali realizzati nel 1896 da Mucha per Sarah Bernhardt.
Fra i più grandi cartellonisti di tutta Europa, Alfons Mucha (1860-1939), artista, esteta e filosofo nato in Moravia, ha segnato col suo stile la nascita dell’Art Nouveau sulla scena di Parigi, luogo dei suoi più grandi successi. Del’Art Nouveau, Mucha incarna lo spirito innovativo, valorizzando sul piano estetico anche ciò che appartiene alla quotidianità: pannelli decorativi, cartelloni pubblicitari, manifesti teatrali, copertine per riviste, calendari, illustrazioni librarie e così via. L’immagine effimera, destinata ad annunciare e promuovere uno spettacolo o un evento, trova in Alfons Mucha la sacralità dell’arte nobile. Nel 1894 l’artista riceve l’incarico di realizzare un poster per l’opera teatrale “Gismonda”, con protagonista Sarah Bernhardt, all’epoca celeberrima. Da allora diventerà il  cartellonista ufficiale della Divina del teatro francese e il mito dell’attrice verrà sublimato dall’arte di Mucha, nei manifesti e nelle immagini cariche di charme e di elegante voluttà. Nasce così uno stile inconfondibile, che con ineguagliabile grazie e perizia grafica disvela il nuovo linguaggio decorativo, modellando un paesaggio visivo seducente, sospeso tra erotismo e glamour e intrecciato con visionari temi floreali.


Modello di cartellonismo
il più puro “stile Mucha” sigla gli albori della pubblicità. Nel 1896 l’artista disegna il manifesto – icona per le cartine per sigarette Job, che rappresenta un modello tipico del primo cartellonismo.
Donne e comunicazione
Nel linguaggio estetico dell’Art Nouveau, l’immagine della donna come simbolo di bellezza, eleganza e armonia diviene il cardine della comunicazione pubblicitaria.


Nomi per un’arte nuova
Dalla Francia l’Art Nouveau si diffuse repentinamente in Europa e negli Stati Uniti, caratterizzando le arti tra il 1890 e il primo decennio del Novecento e assumendo peculiari definizioni di Paese in Paese. Il movimento venne chiamato in Gran Bretagna Stile Liberty (dal nome dei magazzini di Arthur Lasenby Liberty), Jugendstil (Stile giovane) in Germania, Stile Floreale in Italia, Sezessionstil (la secessione Viennese) in Austria. Molti gli autori che si dedicarono alla grafica e alla pubblicità, come Eugène Samuel Grasset (1841-1917), Adolf Hohenstein (1854-1928), Walter Crane (1845-1915), Giovanni Maria Mataloni (1869-1944), Théophile Alexandre Steinlen (1859-1923) e Aubrey Beardsley (1872-1898).

Dalla rivista: Graficamente – per la pubblicità, la stampa, il web – De Agostini Editore, a. 2011 n.5 pg: 18-19

ARTE DEGLI ANNI 30


In un decennio di trasformazioni epocali, la grafica emerge come linguaggio in grado di rispondere alle rinnovate esigenze di comunicazione.

Negli anni Trenta la comunicazione, che in questo periodo è soprattutto stampata, assume sempre più una vocazione di tipo propagandistico o pubblicitario. In questo contesto, la grafica assume la fisionomia d’un settore professionale autonomo, con una cultura specifica e regolato da procedure e tecniche precise.


La Rinascente
Battezzata “La Rinascente” dal poeta Gabriele D’Annunzio nel 1917, questa azienda raccoglie attorno a sé diversi artisti come Marcello Dudovich, autore del manifesto qui sopra.


Huber e lo Studio Boggeri
Nell’Italia degli anni Trenta lo Studio Boggeri è il primo a fornire un servizio completo di comunicazione per grandi aziende. Attorno allo studio si riuniscono personalità di fama internazionale, come Max Huber (1919-1992), autore del manifesto a lato, che approda allo studio nel febbraio 1940. grazie alla sua grande ricchezza creativa e alle idee innovative, il designer svizzero esercità un ruolo fondamentale sulla grafica italiana.

Professione grafica
Il processo di definizione del messaggio e la sua resa in parole e immagini vengono definiti secondo parametri concreti e oggettivi, lasciando meno spazio all’intuizione personale rispetto a quanto avveniva in passato.
Se nei regimi totalitari la creatività sfocia soprattutto nello sviluppo di manifesti di propaganda, divise, insegne o allestimenti per cerimonie ufficiali, gli stati democratici sfruttano la comunicazione di massa per diffondere e promuovere l’immagine delle aziende e dei nuovi prodotti che appaiono sul mercato, destinati nel tempo a diventare delle firme inconfondibili.

Creatività italiana
Durante i primi Anni Trenta l’industria italiana registra un forte progresso, in particolare nel settore automobilistico con Fiat e Alfa Romeo nella parte del leone anche a causa della politica autarchica: risale al 1936 l’introduzione sul mercato della Fiat 500, inizialmente nota come “Topolino” che infrangerà un record di vendita dopo l’altro fino alla metà degli anni Cinquanta. La pubblicità da il suo contributo con campagne mirate, che riprendono gli stilemi grafici dell’epoca tratti “disegnati” con pochi elementi che si inseriscono su fondi omogenei e sfumati, mentre il testo è spesso inclinato e deformato, divenendo anch’esso elemento di decoro grafico. Il 1933 è l’anno di nascita dello Studio Boggeri, la prima agenzia grafica italiana che annovererà tra le sue file numerosi designer nazionali e stranieri, da Max Huber, a Erberto Carboni, Xanti Schavinsky,  Marcello Nizzoli e Bruno Munari. La vena artistica dei grafici di Boggeri collocherà l’agenzia fra le più famose in Italia e nel mondo: tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta lo Studio Boggeri avrà i suoi clienti aziende del calibro di Damine, Glaxo, Olivetti, Pirelli e Roche. Nello stesso anno nasce Campo Grafico, una rivista destinata a influenzare fortemente il modo di fare pubblicità grafica moderna e le nuove forme di impaginazione. La sperimentazione tecnica di Campo Grafico si estende anche ai caratteri tipografici, che assumono un rilievo sempre maggiore.

“Le grandi idee sono ciò che rimane del passato e ciò che farà la differenza nel futuro”. Acne Group

Grafica pubblicitaria                   
Nel 1934 arrva la seconda versione della “Balilla”, una vettura il cui successo sarà offuscato solo da quello della Fiat 500. La rafica pubblicitaria rappresenta un importante veicolo di promozione per il nuovo modello, qui rappresentato in un manifesto a opera di Dudovich.
Dalla rivista: Graficamente – per la pubblicità, la stampa, il web – De Agostini Editore, a. 2011 n.3 pg: 18-19

ANNI ’50


Il boom della grafica
La grande ripresa economica del dopoguerra apre la strada alla comunicazione visiva, che acquista un’identità nuova e definita

Gli anni Cinquanta sono gli anni della ricostruzione e del boom economico. Uno sviluppo che ha un enorme impatto anche sul ruolo della grafica, poiché le aziende iniziano a intuire quanto sia importante investire sulla propria immagine e su quella dei prodotti. La creazione di marchi e logo, di pubblicità e di confezioni coordinate e riconoscibili dal grande pubblico acquista un valore autonomo ed è affidata ad esperti, il cui linguaggio è quello della grafica.

Colore e sobrietà
Lo stile grafico degli anni Cinquanta si basa su fondi di colore omogeneo, sopra ai quali vengono collocate illustrazioni, spesso scontornate, da sole o associate a testi. Da un punto di vista cromatico vengono spesso utilizzate due tinte contrastanti (o complementari, cioè agli opposti nella ruota cromatica e le cui lunghezze d’onda unite danno il bianco nella sintesi additiva), ognuna delle quali è supportata da uno o più colori analoghi, vicini sulla ruota.

L’immagine è ancora al centro
Nei manifesti, negli annunci e nelle pubblicità domina ancora l’immagine figurata, ma a differenza dei motivi più decorativi, prevale un’impostazione con illustrazioni sintetiche e a effetto. Al cartellonismo pittorico dei primi anni del Novecento si sostituisce e si afferma un’immagine più libera, disegnata in maniera informale e sempre attraversata da una vena umoristica e surreale.

Delitto perfetto
Le locandine dei film degli anni Cinquanta sono spesso di tipoi ipttorico, come questa affiche di “Delitto Perfetto” (1954) di Alfred Hitchcock. Ispirata a un momento saliente della pellicola, l’illustrazione è caratterizzata da tinte contrastanti che enfatizzano la drammaticità della scena. Per il titolo è stato scelto uno stile pulito quasi “geometrico” con caratteri in giallo su fondo scuro.

Coca cola
Questo manifesto pubblicitario per la Coca-Cola è un esempio dello stile cromatico degli anni Cinquanta. I due colori principali (il rosso del bollo che racchiude il logo e il verde dello sfondo) sono complementari. A sostegno di queste cromie si trovano da una parte la camicetta e dal’altra la gonna della ragazza, in tinte più tenui, ma analoghe ai principali.


” IL GRAPHIC DESIGN È IL PUNTO D’INTERSEZIONE TRA L’ARTE E LA COMUNICAZIONE.” Philippe Apeloig

L’illustrazione e il disegno diventano uno stile visivo molto condiviso nella pubblicità e negli annunci. È anche una risposta alla sempre maggiore diffusione delle tecniche fotografiche e all’uso delle immagini di ripresa nella comunicazione visiva.

Semplicemente Famoso
Nasce in Svizzera, nel 1957, quello che diventerà uno dei font più famosi e usati al mondo, l’Helvetica. L’idea iniziale è di Edouard Hoffman, della tipografia Haas, il quale decide di aggiornare L’Akzidenz Grotesk ( un carattere risalente al 1896 ), mantenendone però intatto il senso di ordine e pulizia. Hoffman affida al designer Max Miedinger il compito di progettare la nuova versione, battezzata con il nome Neve Haas Grotesk. Il font, estremamente lineare, razionale e neutro, viene tanto apprezzato da diventare il simbolo stesso della grafica elvetica, diffondendosi rapidamente in tutto il mondo e riscuotendo uguale consenso da parte di grafici tradizionali e creativi. Prima di varcare i confini svizzeri la nuova famiglia di caratteri cambia nome ancora una volta, diventando universalmente nota appunto come “Helvetica“.

Dalla rivista: Graficamente – per la pubblicità, la stampa, il web – De Agostini Editore, a. 2011 n.1 pg: 18-19