allieva del corso A del corso di Design Industriale della prof. Cecilia Polidori



giovedì 13 gennaio 2011

..Keith Haring

da http://keithharing.altervista.org/biografia.htm
    http://www.comune.pisa.it/turismo/itinerari/haring-it.htm

Keith Haring (Kutztown, Pennsylvania, 04.05.1958) già da piccolo segue le orme del padre inizia a disegnare cartoni con delle vere e proprie storie.

Dopo il liceo si iscrisse all' Ivy School of professional art di Pittsburgh e successivamente alla scuola di "commercial-art". Ma lì capì che non voleva diventare nè un illustratore nè un grafico pubblicitario e abbandonò quella scuola.

-1976: dopo aver girato scuole e conosciuto artisti, si fermò a Pittsburgh, dove si iscrisse all'Università; si guadagna da vivere lavorando come cameriere nella mensa di un'industria.

-1978: lascia prima mostra, al "Pittsburgh Center for the arts", si trasferisce a New York ed entra nella School of Visual Art. In quel periodo stava esplodendo la Pop Art e lui ne eraKeith Haring in arresto pienamente coinvolto; le strade vengono conquistate degli artisti e Haring inizia ad esternare la sua arte tramite i "graffiti", il tratto era grezzo e veloce; ma tale attività era illegale e Haring viene arrestato più volte; ma in cambio ottiene molta più notorietà.

-1980: partecipa con Andy Warhol alla rassegna "Terrae Motus" di Lucio Amelio, in aiuto delle vittime del terremoto che colpì l'Irpinia e occupa un palazzo nella zona di Time Square, organizzando la mostra "Time square show". Poco dopo inizia a collaborare con LA II, allestisce molte mostre insieme a lui; fino a quando la "Tony Shafrazi Gallery" diventa la sua galleria personale.

-1983: partecipa alla Withney Biennal e alla Sao Paulo Biennal, espone a Londra, a Tokyo, ed incontra per la prima volta Andy Warhol.

-1986: apre il primo "Pop shop", a New York, una vendita al dettaglio dei suoi gadgets e delle sue opere, ma queste diventavano sempre più costose, dunque non erano proprio alla portata di tutti. Dipinge dei bambini che si tengono per mano sul Muro di Berlino e dipinge una grande murata sulla East Harlem Drive, la sua opera recita testualmente "Il crack è una porcheria".

-1987: dipinge a Parigi, una parte dell'Hopital Necker.

-1988: apre il Pop Shop di Tokyo e poco dopo rilascia questa dichiarazione "Nella mia vita ho fatto un sacco di cose, ho guadagnato un sacco di soldi e mi sono divertito molto. Ma ho anche vissuto a New York negli anni del culmine della promiscuità sessuale. Se non prenderò l'Aids io, non lo prenderà nessuno" da lì a poco in un'intervista al Rolling Stone, confesserà che gli era stata diagnosticato l'HIV, di conseguenza per i bambini affetti dell'AIDS, fonda la Keith Haring Foundation.

-1985: dipinge una murata nel negozio Fiorucci di Milano.

-16 Febbraio del 1990: a New York, a soli 31 anni, Keith Haring muore di AIDS lasciando un segno indelebile, come una vernice spray, nell'arte contemporanea, le sue opere fatte di personaggi e di storie astratte lo hanno collocato tra gli artisti più rappresentativi della Pop-art.

-1997: il Whitney Museum di New York allestisce una mostra delle sue più grandi opere che farà il giro del mondo fino ai primi mesi del 2001.

-2001: a Roma (città in cui Haring dipinse, alcune opere si trovano oltre la vetrata del ponte sul Tevere della metro A), viene allestita una retrospettiva di oltre 80 opere, al Chiostro del bramante. il 14 Gennaio vengono istallate 8 sculture nelle principali piazze di Roma.


Il Murale di Pisa (1989)
L'idea di realizzare un murale a Pisa nasce in modo casuale a seguito dell'incontro per strada a New York tra Haring e un giovane studente pisano. Il tema è quello dell'armonia e della pace nel mondo, visibile attraverso i collegamenti e gli incastri tra le 30 figure che, come in un puzzle, popolano i 180 metri quadrati della parete del Convento di Sant'Antonio. Ogni personaggio rappresenta un diverso "aspetto" del mondo in pace: le forbici "umanizzate" sono l'immagine della collaborazione concreta tra gli uomini per sconfiggere il serpente, cioè il male, che stava già mangiando la testa della figura accanto, la donna con in braccio il bambino rimanda all'idea della maternità,  i due uomini che sorreggono il delfino al rapporto con la natura. Sceglie colori dalle tonalità sottili, che attenuano la violenza cromatica che lo aveva da sempre contraddistinto, recuperando in parte i colori dei palazzi pisani e della città nel suo complesso, per rendere l'opera compatibile con il contesto socio ambientale dove è collocata. E' l'unica opera di Haring che viene concepita sin dall'inizio come "permanente", non effimera e destinata a scomparire nell'uso o nella serialità della comunicazione di massa, infatti impiega più tempo nell'uso o nella serialità della comunicazione di massa, infatti impiega più tempo ad eseguirla: una settimana rispetto all'unico giorno con cui era abituato a realizzare gli altri murales.
Il primo giorno disegna da solo la linea di contorno nera, senza bozzetto preparatorio, poi nei restanti giorni, aiutato da degli studenti e dagli artigiani della Caparol Center, che ha fornito le vernici scegliendo delle tempere acriliche che potessero mantenere intatta la qualità dei colori per molto tempo, esegue la colorazione. Il murale ha insolitamente un titolo: "TUTTOMONDO", parola che riassume la sua costante ricerca di incontro e di identificazione con il pubblico, esemplificata in questo caso dal personaggio giallo che cammina, o che corre, posto al centro della composizione sullo stesso piano di un ipotetico passante. I trenta personaggi del murale hanno la vitalità e l'energia tipiche di Haring e del suo incessante fervore creatico che gli ha consentito di lasciare pochi mesi prima della morte per Aids, un'opera che è prima di tutto, un inno alla vita.
Particolare del murale TuttomondoTuttomondo

Nessun commento:

Posta un commento